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Campionato Italiano Pesaro 2010

Al Campionato Italiano di Pesaro lo scorso 27/06/2010 ottime prove dei nostri ragazzi che hanno partecipato.

1° fascia maschile – 3° livello – I risultati completi Pesaro 27-06-2010

  • Marco Bellintani – 8° assoluto e 1° classificato Corpo Libero
  • Gabriele Colombo – 5° classificato Parallele Simmetriche
  • Federico Tajè – 2° classificato Minitrampolino

A tutti vanno i complimenti della Società Perseverant.

Qui alcune immagini di Marco che ci avete fatto avere.

Ottime prove

Ottime le prove dei nostri atleti alla gara Provinciale, valida come qualificazione al Regionale, svoltasi la scorsa domenica (11/04) ad Arcore.

Di seguito i risultati in file PDF, i nostri atleti sono evidenziati nelle classifiche in azzurro per i maschi e in verde per le femmine:

Maschile 1° Fascia – Assoluto

Maschile 1° fascia – Attrezzi

Maschile 3° fascia – Assoluto

Maschile 3° fascia – Attrezzi

Femminile 1° fascia – Assoluto

Femminile 1° fascia – Attrezzi

Femminile 2° fascia – Assoluto

Femminile 2° fascia – Attrezzi

Femminile 3° fascia – Assoluto

Femminile 3° fascia – Attrezzi

Per le immagini appena ne saremo in possesso verranno inserite nella galleria.

Prova Qualificazione Regionale GpT 3° livello – Arcore

Domenica 11 Aprile 2010 alcuni atleti della nostra Società parteciperanno alla Prova di Qualificazione Regionale GpT 3° livello presso il Palaunimec – Via Edison – Arcore.

Ordine di Lavoro – Arcore 11-04-10 – l’ordine di lavoro della gara, evidenziati in verde nel file PDF gli atleti Perseverant che partecipano.

Galleria Fotografica

Tra le linguette delle pagine che trovate in alto alla pagina c’è una nuova etichetta “Galleria fotografica”.

Qui verranno inserite gli album fotografici in nostro possesso (chiunque voglia contribuire può farlo, possibilmente foto in digitale, anche inviate via email).

E’ stato inserito il primo album, alcune foto fatte pervenire da qualche genitore relativamente alla gara disputata a Legnano lo scorso 06/03/2010.

LA NOSTRA STORIA – 3° capitolo

GINNASTICA: SPORT D’ALTRI TEMPI?

LA GINNASTICA: STRUMENTO DI NAZIONALIZZAZIONE

Qual’è il significato che don Passamonti, Peppino Colombo e gli altri dirigenti della Perseverant attribuiscono alla ginnastica?

Se proprio si voleva fare dello sport per attrarre i giovani all’oratorio e contribuire alla loro educazione, non si potevano fare altre scelte, magari più “comode” ed ugualmente valide?

Per rispondere a questa domanda occorre aprire un’altra parentesi nel nostro racconto.

Nel 1945 la ginnastica conservava ancora molto del suo fascino d’altri tempi. Non era solo perché il fascismo in anni più recenti l’aveva incoraggiata e promossa, come del resto aveva fatto con molti altri sport sotto il segno della volontà di rendere sportiva e guerriera un’intera nazione.

Molto più lunga e nobile è infatti la storia di questo difficile sport.

Pur senza scomodare l’antichità e limitandosi all’epoca moderna, bisogna tornare alquanto indietro nel tempo, addirittura ai primi dell’Ottocento, allorché si cominciò a teorizzare in Germania la necessità della rinascita dello spirito nazionale tedesco umiliato dalle folgoranti vittorie di Napoleone. Inframmezzati agli orgogliosi appelli patriottici di un filosofo come Fichte, si facevano infatti strada gli inviti a utilizzare lo sport come strumento educativo.

In particolare la ginnastica – secondo il vero e proprio fondatore di questo sport, Friedrich Jahn, cui tra l’altro si deve l’invenzione degli attrezzi ancora oggi comunemente usati: la sbarra, le parallele, il cavallo con maniglie – ben si prestava ad abituare i giovani alla vita comune, al senso di identità e di appartenenza, all’uso controllato e perfetto di strumenti quali il cavallo o la sbarra. Formare l’individuo significava dunque formare contemporaneamente anche la società.

Il successo fu rapido: nel 1818 esistevano nella sola Prussia già oltre cento società ginnastiche con seimila iscritti.

Fu così che anche attraverso la ginnastica (e parallelamente attraverso le società di tiro a segno, antenate degli Schuetzen attuali) si consolidò nei decenni una mentalità unitaria tedesca.

Le potenzialità fisiche e culturali della ginnastica furono ben colte anche altrove: in Francia ad esempio dove nel 1829 nacque l’École militaire de gymnastique e, più tardi, nel 1873 l’Union des Sociétes de Gymnastique de France che si diede per motto le tre parole “Patrie, Courage, Moralité”. Ma anche nei paesi di lingua slava le società ginnastiche (Sokol in Boemia) divennero presto strumento di diffusione degli ideali nazionali e patriottici contro il multinazionale impero degli Asburgo.

In Italia i primi a muoversi furono i piemontesi. Nel 1833 fu chiamato a Torino come istruttore lo svizzero Rudolf Obermann, per il quale il fine della ginnastica era quello di “condurre l’individuo alla piena conoscenza delle sue forze fisiche ed a destare per tal modo in lui quel coraggio morale che ne è una notevole conseguenza”.

Negli anni del Risorgimento e nei primi anni di vita dello Stato liberale la ginnastica fu incoraggiata anche come occasione per quell’educazione premilitare (fisica e mentale) di cui tanto sentiva il bisogno un paese ancora privo di una propria reale unità e stretto tra vicini tanto più potenti. Fu tra l’altro un ministro di grandissimo prestigio culturale e letterario, Francesco De Sanctis, a promuovere i primi corsi di aggiornamento per i maestri elementari (1861) oltre che a introdurre nelle scuole la “ginnastica educativa” (1878).

Nel 1869 nasceva la Federazione Ginnastica Italiana, seguendo le orme di analoghe istituzioni nazionali come il Tiro a Segno nazionale (1861) e il Club Alpino Italiano (1863).

Nel 1844 era già nata la Società Ginnastica Torino, cui si affiancarono via via – soprattutto negli anni dal 1863 al 1870 – analoghe società a Padova, Este, Genova, Firenze, Mantova, Verona, Modena, oltre che nelle irredente Trieste e Gorizia.

Al 1870 risale la fondazione a Milano della Forza e Coraggio, dapprima con il nome di Società Ginnastica Milanese, poi con la definizione destinata a diventare famosa in seguito alla scissione del 1883 che fu alle origini della rivale Pro Patria.

Celebrata da romanzieri illustri come Edmondo De Amicis nel suo romanzo Amore e ginnastica (1892) – la cui protagonista, la bella e atletica maestra Maria Pedani ne è un’autentica missionaria -, la ginnastica fu dunque considerata nell’epoca dello Stato liberale un potente strumento educativo e non solo un’occasione ludico-sportiva.

Del resto nello Statuto federale della FGI la si definiva chiaramente come “mezzo di educazione fisica, morale e militare del Paese”.

Né si può dimenticare l’onore in cui la ginnastica veniva tenuta dagli stessi sovrani di casa Savoia. Anzi, re Umberto I fu assassinato il 29 luglio 1900 a Monza proprio all’uscita dalla palestra della Società ginnastica monzese dopo aver distribuito i premi del Concorso provinciale di ginnastica appena conclusosi. Le tavole a colori riprodotte sui settimanali illustrati di quel tempo mostrano il re in carrozza colpito dall’attentatore Bresci mentre è ancora attorniato da ginnasti in divisa sportiva.

Anche il fascismo comprese per tempo l’importanza della ginnastica, favorendo i saggi collettivi che oltre ad instillare il senso della disciplina e dell’ordine, ben si prestavano anche a straordinarie coreografie. Le cronache di quegli anni sono ricche di descrizioni di imponenti spettacoli con migliaia di partecipanti.

Anche a Legnano si svolsero negli anni Trenta saggi collettivi e gare ginniche, la cui storia è ancora tutta da scrivere. Proclamava intanto uno dei massimi intellettuali del fascismo, Giovanni Gentile: “L’educazione fisica non si aggiunge all’educazione dello spirito: è anch’essa educazione dello spirito. Essa è la parte fondamentale di questa educazione; poiché il corpo è il fondamento della nostra spirituale personalità [...] Essa non si promuove soltanto con la ginnastica; anzi, non si promuoverà di certo con questa, finché la ginnastica sarà intesa come altra cosa dal resto dell’educazione, con un fine a sé e un contenuto eterogeneo rispetto all’educazione spirituale propriamente detta”.

Malgrado questi proclami e questa lunga tradizione, la ginnastica restava allora sport sostanzialmente di piccole élites. Già negli anni del fascismo calcio, ciclismo e pugilato avevano raggiunto vette di popolarità e di pratica irraggiungibili dai ginnasti, mentre gli sport motoristici accendevano sempre più le fantasie di giovani e adulti.

Come spesso accade (anche oggi) non bastavano i successi a ripetizione dei ginnasti azzurri nelle massime competizioni internazionali per vincere diffidenze e pigrizie.

Eppure alle Olimpiadi l’Italia aveva trionfato ben quattro volte nel concorso generale a squadre (1912, 1920, 1924, 1932), mentre Braglia si era assicurato l’oro individuale nel 1908 e nel 1912, Zampori nel 1920 e Neri nel 1932. Lo stesso Neri era salito sul gradino più alto del podio per le parallele nel 1932, mentre Martino si era aggiudicato la prova agli anelli nel 1924 e Guglielmetti quella del volteggio sempre nel 1932.

Ma, lo si sa, i conti con le medaglie olimpiche si fanno solo ogni quattro anni…

LA NOSTRA STORIA – 2° capitolo

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GLI ESORDI

ALLA CACCIA DI ATTREZZI

E’ questo, dunque, il contesto più ampio nel quale anche don Passamonti e Peppino Colombo promuovono la fondazione di una società ginnastica. L’idea dei due è buona e comprensibile. Ma come mandarla avanti?

Fare ginnastica è ben più complicato che correre a piedi o in bicicletta. Occorre una palestra e a questo si può provvedere con le strutture oratoriane. Ma gli attrezzi? Per questi si deve iniziare una vera e propria caccia, sfruttando tutte le possibilità vere o presunte che siano.

Ricorderà ancora Colombo: “Abbiamo cominciato cercando gli attrezzi della Pro Legnano sparsi nelle varie caserme della città e quanto rimaneva nella cantina della palestra di via Pontida, sede della Pro Legnano. Di questi periodi mi ricordo i trasporti di materiale per le vie di Legnano con un carretto a mano e una persona umile e generosa, il sig. Piazza Paolo, che ci ha permesso di rifare la copertura in pelle dei cavalli con maniglie”.

Altri documenti custoditi tra le carte della società rimandano concretamente l’immagine della povertà del tempo, ma anche della dignità con cui i fondatori affrontano una per una le necessità materiali.

Ad esempio l’11 ottobre 1945 parte una lettera indirizzata alla Direzione della Franco Tosi (e per conoscenza al CLN aziendale): “Ci rivolgiamo a codesta Spett. Direzione per chiedere che ci venga costruita una sbarra per ginnastica destinata alla palestra dell‘Oratorio di Legnanello. Ci permettiamo far notare che la nostra Società ginnastica è priva di colore politico ed è la prima che viene costituita in Legnano dopo la guerra. Fra i membri di questa società ci sono numerosi dipendenti della Tosi”. Il 31 ottobre seguente la Tosi risponde positivamente e – non dando forse troppo peso a quella direzione di “apoliticità” – invia alla Sezione democristiana legnanese allora sita in via Novara una “sbarra per ginnastica in 5 pezzi, completa con 4 tendifune, 4 ganci e 4 funi metalliche con ganci”.

Nel maggio 1946 la Perseverant fa richiesta alla direzione delle scuole elementari per poter avere in prestito un tappeto per ginnastica situato nella palestra delle scuole Cantù.

Il 5 luglio 1946 sono infine ricevuti dal cav. Antonio Lombardini due cavalli, una sbarra, un paio di anelli con funi, una fune per arrampicata, 3 parallele e altro.

Si tratta – come già abbiamo detto – di strumenti precedentemente usati dalla società ginnastica Pro Legnano, attiva prima della guerra e ora non più esistente. La sua sede in via Pontida (attualmente occupata dalla Croce Rossa) è anzi utilizzata dall’associazione dei partigiani, l’ANPI. Lo stesso Antonio Lombardini viene nominato direttore tecnico della Perseverant: è lui che deve garantire la qualità della ginnastica insegnata ed è a lui che la neonata società chiarisce che gli allenamenti devono avvenire “senza interruzione nei giorni di mercoledì e venerdì sera e alla domenica mattina”.

Nei primi mesi e anni di attività la Perseverant riesce a sopravvivere grazie ai piccoli aiuti – per lo più in natura – che industriali legnanesi si convincono a dare. Per fare i materassini si chiedono e si ottengono dalla ditta Barlocco Augusto 205 kg. di cascami di cotone. Aiuti vengono anche dalla Agosti, dalla Mocchetti, dalla Fonderia Giudici, dalla Pensotti.

Sul finire del 1947 si ricevono 30 mila lire di contributo federale e la presidenza della Perseverant stabilisce di usare la somma per la “messa a punto delle divise sociali” in vista del concorso internazionale ginnico che si terrà a Venezia.

Con il 1948 iniziano ad arrivare anche piccoli contributi pubblici: in quell’anno il sindaco di Legnano concede infatti diecimila lire di sussidio.

Intanto nel novembre 1947 la Perseverant è entrata in possesso di altri attrezzi, tratti dalla ex-palestra di via Pontida e consegnati dall’ANPI: un armadio, quattro piantane per sbarre, due coprisbarre, tre bilancieri, due stagge e un basamento per il salto con l’asta.

Con queste risorse la società non può certo permettersi l’assunzione di addetti alle pulizie o agli spogliatoi. Sono gli stessi atleti che devono darsi da fare – secondo turni prefissati per la pulizia, il riordino e la manutenzione della palestra e degli attrezzi. Il tutto, va da sè, in un ambiente povero e privo persino di riscaldamento (come del resto succede allora in tutti gli oratori e nelle stesse chiese): nel salone-palestra di Legnanello una stufetta a legna serve nei mesi invernali più che altro per dare un pò di tepore al momento di cambiarsi oppure per riscaldarsi le mani prima di iniziare un esercizio. Impossibile pensare di scaldare un intero salone!

Ma non sono questi gli unici problemi: intanto il pur ampio salone dell’oratorio – concepito per rappresentazioni teatrali – non è perfettamente in piano; per di più va condiviso con altri gruppi che sono nati in quel clima di fervore postbellico su cui abbiamo insistito.

Su quegli esordi faticosi e tanto poveri vale dunque la pena di rileggere una bella testimonianza resa anni dopo da un legnanese (o “legnarellese” secondo le sue stesse parole) diventato nel frattempo illustre, Felice Musazzi: “Quanto tempo è passato da quando ci contendevamo quei pochi metri di salone, ottenuti ammucchiando le poltroncine, gli uni per disporre gli attrezzi da ginnastica, gli altri per fabbricare scenari ed altri per l’ allestimento scenico di commedie e di riviste. Alcune volte eravamo costretti per forza di cose a fare disordine dove era stato meticolosamente pulito dai ginnasti, spesso la pazienza degli uni e degli altri rendeva possibile la coabitazione, alcune volte invece scoppiavano i temporali tanto più violenti quanto più era importante la manifestazione alla quale si stavano preparando i due gruppi. Erano litigate fatte con molta passione e ci hanno lasciato un buon ricordo anche quelle. Perseverant e Compagnia dialettale Legnanese sono nate sotto lo stesso tetto. Hanno fatto strada tutte e due ed io mi auguro che ne facciano tanta ancora”.

Fin dagli inizi la Perseverant si preoccupa di entrare nel giro ufficiale delle società sportive. Dato l’ambiente cattolico d’origine, si prendono anzitutto contatti con il Centro Sportivo Ambrosiano, che è un’emanazione del Centro diocesano per l’educazione cristiana della gioventù ed è diretto da don Enrico Corbella.

È nell’ambito del CSA che si svolgeranno le prime gare della Perseverant, i cui dirigenti non intendono peraltro restare chiusi entro un orizzonte confessionale e anzi ottengono l’affiliazione alla Federazione Ginnastica Italiana (FGI) in data 8 novembre 1946.

Ciò complica i rapporti con i dirigenti del CSA: merita di essere ricordata a distanza di anni la bella tirata d’orecchi che nel luglio 1947 il presidente della Perseverant si prende da don Corbella, pur nel riconoscimento del valore dei suoi ginnasti: “Ho visto la tua squadra ginnastica lavorare a Melegnano. Molto bene. Il maestro mi ha fatto ottima impressione. Permettimi però di osservare: vedo che vi siete iscritti alla Federazione Ginnastica. Non me ne avevate domandata autorizzazione come era vostro dovere”. Il rimprovero si spiega con il fatto che in quel momento sono in corso delicate trattative tra CSA e FGI per regolare i reciproci rapporti.

Ma la scelta della Perseverant è obbligata se si vuole davvero fare ginnastica ad alto livello.

nell’immagine: Prestigioso trofeo in legno massiccio raffigurante “il discobolo” vinto a Meda nel 1947 (per ingrandire l’immagine cliccarci sopra)

LA NOSTRA STORIA – 1° capitolo

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LA FONDAZIONE nell’oratorio di LEGNANELLO

La società Ginnastica Perseverant nasce ufficialmente il 15 settembre 1945 presso l’oratorio maschile della parrocchia SS. Redentore, nel popolare e conosciutissimo quartiere legnanese di Legnanello.

Primo presidente è Luigi Salmoiraghi, ma promotori ed animatori sono soprattutto don Ettore Passamonti, allora coadiutore presso l’oratorio, e Giuseppe (Peppino) Colombo, un giovane che legherà il suo nome non solo alla società ma anche alla vita civile e politica cittadina.

Già il nome stesso della società è frutto della fantasia e della mentalità di Colombo: si ricorda infatti che nel corso delle discussioni furono mosse diverse obiezioni rispetto ai sacrifici che uno sport duro e faticoso come la ginnastica avrebbe imposto ai giovani.

Sarebbero stati capaci di non scoraggiarsi ed anzi di perseverare? Da qui la proposta – forse un pò provocatoria e certamente tanto programmatica – di Colombo: la nuova società si sarebbe chiamata con un nome latino, Perseverant, essi persevereranno.

Alle origini della società stanno fatti contingenti, almeno come li ricorderà Peppino Colombo a distanza di anni: “La Perseverant è nata nel 1945 perchè la Pro Legnano si era sciolta nel 1940 all’inizio della guerra e la Cantoni non si decideva a ricostruire la palestra distrutta dalla bomba caduta nell’agosto del 1943.

Infatti i due primi Istruttori della Perseverant sono stati Frattini della Cantoni e Rigo della Pro Legnano.

La Cantoni successivamente ha ricostruito le due sezioni di ginnastica artistica maschile e femminile ma dopo pochi anni ha ritenuto di sciogliere la sezione maschile, attività ormai lodevolmente svolta in Legnano dalla Perseverant”.

Come mai una società ginnastica in un oratorio? Per comprenderlo dobbiamo tornare indietro con la memoria e con lo studio a quei tempi.

Settembre 1945: la guerra è terminata da pochissimi mesi, il suo ricordo è lancinante negli spiriti e nelle carni.

Legnano è stata relativamente fortunata, dal momento che non ha subito distruzioni, se si eccettua il tragico bombardamento che nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1943 ha colpito proprio il territorio della parrocchia di Legnanello, nei prati tra le vie Galvani e Moscova, a poca distanza dall’oratorio. Ma la città non viene risparmiata dalle sofferenze complessive della guerra, dall’occupazione nazista e dalle deportazioni, dagli scontri a fuoco e dalle violenze prima e dopo il 25 aprile.

Né i giovani legnanesi vengono risparmiati dalla chiamata alle armi, dalla vita al fronte, dalle esperienze delle ferite, della prigionia, anche della morte.

Tornata finalmente la pace e instaurata la libertà, non per questo i problemi sono finiti.

Legnanesi si trovano ad esempio tra quei 650.000 soldati italiani che i tedeschi hanno deportato in Germania; per il loro rientro nell’estate del 1945 sono proprio le diocesi e le parrocchie a mobilitarsi per prime.

Altri devono tornare dai campi di prigionia di mezzo mondo: non solo dalla Russia, ma pure dagli Stati Uniti, dall’India, dal Sudafrica.

Con una reazione psicologica ben comprensibile – anche se spesso apparentemente cinica – i sopravvissuti cercano di dimenticare in fretta e subito.

Dopo il 25 aprile diventano innumerevoli le occasioni per farlo: ogni minima circostanza è utile per organizzare una festa, imbandire una tavolata con quel poco che si può trovare, invitare ad un ballo. Dilaga così la “gallomania”, secondo la definizione che vescovi e preti adottano con toni di condanna e preoccupazione.

Il quadro sociale di quei mesi sconvolge i parroci, unendosi al crescente timore per un possibile colpo di forza dei comunisti. Impedire la dissoluzione morale del paese e impedire la vittoria dei “rossi” diventa una doppia parola d’ordine per la Chiesa.

Il quadro che dipinge proprio il parroco di Legnanello, don Luigi Contardi, è alquanto fosco: “La bestemmia è ancora frequente massimamente negli stabilimenti. La fedeltà matrimoniale va depravandosi come pure la santità. Le giovani spose non si curano dei loro doveri, si danno ai piaceri [e al] lusso e non vogliono conoscere i loro obblighi sacrosanti, perdono facilmente la S. Messa, amano il cinema. Balli pubblici e privati sono all’ordine del giorno. Mollezza di costumi e procacità sono il pane quotidiano. Il furto è entrato nella mente come virtù di giustizia”.

Quanto la preoccupazione per il ballo sia radicata nella mente del parroco è confermato dal Liber Chronicon della parrocchia del SS. Redentore. Nell’agosto 1945 don Contardi annota: “Sempre effervescenza di popolo, per nulla affatto si pensò di rinsennare [rinsavire, n.d.r.]. I partiti si accentuano e cercano a chi più arriva a farsi proseliti. Per quanto si pensa alla necessità degli alimenti, pure la corsa ai piaceri, alle passeggiate, sono all’ordine del giorno. Si impreca ai ricchi, si maledice la guerra, bestemmia contro la divina provvidenza, ma non c’è sosta ai balli e tresche”.

Nell’ottobre seguente si decide di onorare con una lapide i caduti della Cascina Oleina e don Contardi è piacevolmente sorpreso che sia richiesta anche la sua presenza, pur esistendo in loco una sezione del Partito Comunista. L’accordo con gli organizzatori è subito trovato ad una precisa condizione: “il Parroco li asseconda completamente data la certezza dell’eliminazione del ballo”.

Non si tratta, va detto, di una sorta di monomania del parroco di Legnanello: analoghe preoccupazioni sono diffuse in tutta Italia e a tutti i livelli gerarchici della Chiesa.

Le battaglie morali e politiche che la Chiesa va ad ingaggiare presuppongono un raddoppiato impegno per il mondo giovanile. L’educazione dei ragazzi e dei giovani – lo si sa – è sempre stato un punto forte per il mondo cattolico: per essa si è anche affrontato un duro scontro con il regime fascista nel 1931 (e non solo nel 1931). Ora però le cose sono ancora più complicate: le giovani generazioni del 1945 sono “a rischio”, dopo quello che hanno passato e hanno visto. In quali condizioni tornano i militari dalla prigionia e i partigiani dalle montagne? Con quali prospettive maturano gli adolescenti e coloro che sono ancora bambini?

Ecco perché un po’ dappertutto nelle parrocchie e negli oratori si moltiplicano le iniziative per i giovani: non si tratta solo di rientrare nella “normalità” del catechismo e delle “adunanze” di Azione Cattolica, bisogna anche offrire attrattive nuove, capaci di piacere ai giovani, ma anche di educarli e “preservarli” da occasioni tentatrici. Vi è poi negli stessi giovani la voglia di vivere, di fare sport, di provare finalmente avventure di pace. Nella stessa Legnano dell’immediato dopoguerra un dinamico prete, protagonista di primo piano della Resistenza e coadiutore a S. Domenico, don Carlo Riva, si dà da fare per mettere in piedi un campeggio estivo per giovani, recuperando materiale lasciato dagli americani: nasce anche in tal caso una tradizione duratura e destinata a lasciare molti frutti.

CORSI DI GINNASTICA 2009-2010

Per visualizzare tutti i corsi di Ginnastica per l’anno sportivo 2009-2010 occorre andare a questa pagina.

NASCE IL SITO DELLA GINNASTICA PERSEVERANT

E’ finalmente nato il sito della Ginnastica Perseverant Legnano.

In questo contenitore potete ritrovare tutte le informazioni riguardanti la Società Perseverant dalla nascita ad oggi e oltre.

Informazione sui corsi, sugli istruttori, sulle attività e su tanto altro.

Ci auguriamo che anche tu abbia voglia di contribuire alla sua crescita.