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LA NOSTRA STORIA – 1° capitolo

Copertina_Libro_minGLI ESORDI

LA FONDAZIONE nell’oratorio di LEGNANELLO

La società Ginnastica Perseverant nasce ufficialmente il 15 settembre 1945 presso l’oratorio maschile della parrocchia SS. Redentore, nel popolare e conosciutissimo quartiere legnanese di Legnanello.

Primo presidente è Luigi Salmoiraghi, ma promotori ed animatori sono soprattutto don Ettore Passamonti, allora coadiutore presso l’oratorio, e Giuseppe (Peppino) Colombo, un giovane che legherà il suo nome non solo alla società ma anche alla vita civile e politica cittadina.

Già il nome stesso della società è frutto della fantasia e della mentalità di Colombo: si ricorda infatti che nel corso delle discussioni furono mosse diverse obiezioni rispetto ai sacrifici che uno sport duro e faticoso come la ginnastica avrebbe imposto ai giovani.

Sarebbero stati capaci di non scoraggiarsi ed anzi di perseverare? Da qui la proposta – forse un pò provocatoria e certamente tanto programmatica – di Colombo: la nuova società si sarebbe chiamata con un nome latino, Perseverant, essi persevereranno.

Alle origini della società stanno fatti contingenti, almeno come li ricorderà Peppino Colombo a distanza di anni: “La Perseverant è nata nel 1945 perchè la Pro Legnano si era sciolta nel 1940 all’inizio della guerra e la Cantoni non si decideva a ricostruire la palestra distrutta dalla bomba caduta nell’agosto del 1943.

Infatti i due primi Istruttori della Perseverant sono stati Frattini della Cantoni e Rigo della Pro Legnano.

La Cantoni successivamente ha ricostruito le due sezioni di ginnastica artistica maschile e femminile ma dopo pochi anni ha ritenuto di sciogliere la sezione maschile, attività ormai lodevolmente svolta in Legnano dalla Perseverant”.

Come mai una società ginnastica in un oratorio? Per comprenderlo dobbiamo tornare indietro con la memoria e con lo studio a quei tempi.

Settembre 1945: la guerra è terminata da pochissimi mesi, il suo ricordo è lancinante negli spiriti e nelle carni.

Legnano è stata relativamente fortunata, dal momento che non ha subito distruzioni, se si eccettua il tragico bombardamento che nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1943 ha colpito proprio il territorio della parrocchia di Legnanello, nei prati tra le vie Galvani e Moscova, a poca distanza dall’oratorio. Ma la città non viene risparmiata dalle sofferenze complessive della guerra, dall’occupazione nazista e dalle deportazioni, dagli scontri a fuoco e dalle violenze prima e dopo il 25 aprile.

Né i giovani legnanesi vengono risparmiati dalla chiamata alle armi, dalla vita al fronte, dalle esperienze delle ferite, della prigionia, anche della morte.

Tornata finalmente la pace e instaurata la libertà, non per questo i problemi sono finiti.

Legnanesi si trovano ad esempio tra quei 650.000 soldati italiani che i tedeschi hanno deportato in Germania; per il loro rientro nell’estate del 1945 sono proprio le diocesi e le parrocchie a mobilitarsi per prime.

Altri devono tornare dai campi di prigionia di mezzo mondo: non solo dalla Russia, ma pure dagli Stati Uniti, dall’India, dal Sudafrica.

Con una reazione psicologica ben comprensibile – anche se spesso apparentemente cinica – i sopravvissuti cercano di dimenticare in fretta e subito.

Dopo il 25 aprile diventano innumerevoli le occasioni per farlo: ogni minima circostanza è utile per organizzare una festa, imbandire una tavolata con quel poco che si può trovare, invitare ad un ballo. Dilaga così la “gallomania”, secondo la definizione che vescovi e preti adottano con toni di condanna e preoccupazione.

Il quadro sociale di quei mesi sconvolge i parroci, unendosi al crescente timore per un possibile colpo di forza dei comunisti. Impedire la dissoluzione morale del paese e impedire la vittoria dei “rossi” diventa una doppia parola d’ordine per la Chiesa.

Il quadro che dipinge proprio il parroco di Legnanello, don Luigi Contardi, è alquanto fosco: “La bestemmia è ancora frequente massimamente negli stabilimenti. La fedeltà matrimoniale va depravandosi come pure la santità. Le giovani spose non si curano dei loro doveri, si danno ai piaceri [e al] lusso e non vogliono conoscere i loro obblighi sacrosanti, perdono facilmente la S. Messa, amano il cinema. Balli pubblici e privati sono all’ordine del giorno. Mollezza di costumi e procacità sono il pane quotidiano. Il furto è entrato nella mente come virtù di giustizia”.

Quanto la preoccupazione per il ballo sia radicata nella mente del parroco è confermato dal Liber Chronicon della parrocchia del SS. Redentore. Nell’agosto 1945 don Contardi annota: “Sempre effervescenza di popolo, per nulla affatto si pensò di rinsennare [rinsavire, n.d.r.]. I partiti si accentuano e cercano a chi più arriva a farsi proseliti. Per quanto si pensa alla necessità degli alimenti, pure la corsa ai piaceri, alle passeggiate, sono all’ordine del giorno. Si impreca ai ricchi, si maledice la guerra, bestemmia contro la divina provvidenza, ma non c’è sosta ai balli e tresche”.

Nell’ottobre seguente si decide di onorare con una lapide i caduti della Cascina Oleina e don Contardi è piacevolmente sorpreso che sia richiesta anche la sua presenza, pur esistendo in loco una sezione del Partito Comunista. L’accordo con gli organizzatori è subito trovato ad una precisa condizione: “il Parroco li asseconda completamente data la certezza dell’eliminazione del ballo”.

Non si tratta, va detto, di una sorta di monomania del parroco di Legnanello: analoghe preoccupazioni sono diffuse in tutta Italia e a tutti i livelli gerarchici della Chiesa.

Le battaglie morali e politiche che la Chiesa va ad ingaggiare presuppongono un raddoppiato impegno per il mondo giovanile. L’educazione dei ragazzi e dei giovani – lo si sa – è sempre stato un punto forte per il mondo cattolico: per essa si è anche affrontato un duro scontro con il regime fascista nel 1931 (e non solo nel 1931). Ora però le cose sono ancora più complicate: le giovani generazioni del 1945 sono “a rischio”, dopo quello che hanno passato e hanno visto. In quali condizioni tornano i militari dalla prigionia e i partigiani dalle montagne? Con quali prospettive maturano gli adolescenti e coloro che sono ancora bambini?

Ecco perché un po’ dappertutto nelle parrocchie e negli oratori si moltiplicano le iniziative per i giovani: non si tratta solo di rientrare nella “normalità” del catechismo e delle “adunanze” di Azione Cattolica, bisogna anche offrire attrattive nuove, capaci di piacere ai giovani, ma anche di educarli e “preservarli” da occasioni tentatrici. Vi è poi negli stessi giovani la voglia di vivere, di fare sport, di provare finalmente avventure di pace. Nella stessa Legnano dell’immediato dopoguerra un dinamico prete, protagonista di primo piano della Resistenza e coadiutore a S. Domenico, don Carlo Riva, si dà da fare per mettere in piedi un campeggio estivo per giovani, recuperando materiale lasciato dagli americani: nasce anche in tal caso una tradizione duratura e destinata a lasciare molti frutti.

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